JUMPER. Riviste digitali in retromarcia?
di Luca Pianigiani - jumper.it
Le ultime riviste digitali uscite nel mondo stanno gradualmente regredendo (mentre l’hardware si evolve). Facendo pubblicazioni sempre più povere per evitare costi, però, non si farà decollare il business, semmai lo si uccide sul nascere. Crediamo che la formula per disegnare riviste digitali di successo debba prevedere una serie di considerazioni, che vogliamo condividere con voi, brevemente (servirebbe e servirà approfondimento).
1) Studio dei contenuti e progettualità multipiattaforma. Una rivista “nuova” non nasce dal fondo, non ci sarà mai nessun software che potrà sopperire alla mancanza di progetto. Direttori, redattori, art director, grafici, ma anche fotografi, illustratori, videomaker dovranno capire e sviluppare questa nuova forma di comunicazione e di informazione.
2) Riprogettare la forma delle riviste, uscendo dagli schemi e dalla cultura del passato e della carta.
3) Non chiedere alla tecnologia e al software di risolvere tutto. Abbiamo visto tante realtà che sono partite dalla soluzione software (magari facendosi consigliare da chi era lì solo a vendere software). Prima bisogna capire dove si vuole andare, e poi scegliere l’eventuale piattaforma tecnologica.
4) Pensare pubblicazioni nuove, non conversioni di prodotti cartacei. Nuovi prodotti editoriali, che esisteranno solo su device digitali, daranno nuovi impulsi al mercato. E, pensandoli nuovi, ha senso svilupparli per il mercato internazionale/globale: è riduttivo pensare a qualsiasi mercato locale, specialmente se non è di lingua inglese. I numeri, per una testata italiana (ma anche francese, tedesca, spagnola) rischiano di essere troppo piccoli. Ci sono tanti modi per rendere “internazionale” una testata, ma sarebbe troppo lungo svilupparne i concetti in un solo articolo.
5) Pensare in chiave globale anche dal punto di vista delle piattaforme: per quanto sia prevedibile che nei prossimi mesi e anni iPad avrà una posizione predominante, è necessario non “lasciare fuori dalla porta” utenti che fanno altre scelte nell’ambito dei tablet (Android e non solo), ma anche per una piattaforma che è già davanti a quasi tutti, ovvero il computer (di cui nessuno parla).
6) Ripensare ai costi “di copertina”, che devono essere accattivanti agli occhi di un pubblico che ha difficoltà a capire perché una versione digitale debba costare (quasi) quanto quella cartacea.
7) Pensare che, da soli, non si va lontano. Serve un’edicola che possa essere luogo di incontro tra domanda ed offerta, che possa aprire mercati e abitudini nuove.
Su questi punti vi invitiamo a meditare, individuando percorsi che possano essere costruttivi e strategici. Questo è solo un assaggio. Se siete interessati, seguiteci: i prossimi mesi saranno determinanti per tracciare e delineare il futuro delle riviste digitali che, malgrado gli errori di gioventù, avranno sicuramente un importante ruolo per il settore.

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