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RIVISTE DIGITALI. Il ripensamento di Condé Nast

di Costanza Alpeggiani

Nelle scorse settimane era circolata, insistente, la notizia che il gruppo editoriale Condé Nast avesse deciso di convertire, entro la fine del 2011, tutte le sue pubblicazioni in un formato digitale studiato apposta per iPad e per gli altri tablet.

Sembra però, come accennavamo ieri, che i vertici della società abbiano deciso che i tempi non sono ancora maturi per un passaggio massiccio al digitale. Se i magazine del gruppo vogliono introdurre una loro edizione pensata per iPad, dovranno perciò motivare la loro scelta.

Prima ancora che il tablet della Apple fosse rilasciato lo scorso anno, Condé Nast aveva entusiasticamente abbracciato la “rivoluzione digitale”, annunciando la creazione ad hoc di app per le riviste Wired, GQ, Vanity Fair, New Yorker e Glamour.

Ora, però, editori e dirigenti non vedono la ragione di affrettare la creazione di nuovi format per le altre riviste del gruppo. Un portavoce di Condé Nast ha dichiarato che l’azienda ha la volontà di passare al digitale, senza però avere fretta.

4 comments on ‘RIVISTE DIGITALI. Il ripensamento di Condé Nast’

Luca Pianigiani — 27 aprile 2011 19:55
Credo che la parola giusta sia "immersione". Grazie ai vari livelli, alla profondità che una "pagina" digitale può avere e all'interazione (complice il touch) il risultato dovrebbe essere proprio l'immersione. Che poi sia ludico o meno... È un dettaglio ;-)
ilpiac — 27 aprile 2011 15:28
Luca, forse hai ragione tu nel senso che non è detto che le riviste digitali debbano per forza essere più ludiche o più interattive. E' che io - avendo per le mani un media come l'iPad o simile - mi vedo quasi "obbligato" a puntare su un'interazione con modi e tempi che sul cartaceo non potrei ovviamente immaginare. Il cartaceo lo leggo e lo osservo. Lo ammiro, quando il prodotto merita. Ecco, su un iPad (leggasi tablet, semplifico per questioni ovvie, ad oggi, di quote di mercato) io oltre a leggere, osservare e ammirare, vorrei portmici tuffare nella app/magazine. Cosa voglia dire nel concreto tuffarcisi non lo so. Interagire di sicuro. Modi e tempi sono da studiare. Così come i contenuti. Ma è il bello dei nuovi media :-)
Luca Pianigiani — 27 aprile 2011 10:55
Il processo evolutivo delle riviste digitali richiede una maturazione di visione, e la mancanza di risultati da parte dei grandi editori è da imputare ad una mancanza di analisi del media. Hanno preso il modello della musica, pensando che la "semplice" digitalizzazione di un bene fosse sufficiente per ottenere un grande successo. Non so che le riviste debbano avere un approccio più "ludico", e nemmeno "più interattivo"; non necessariamente, quantomeno. Quello che serve è che siano "coerenti" con il media (iPad o altro) e che offrano un'esperienza che possa gratificare il lettore, addirittura portare ad acquistare un device per poterla fruire. Le riviste (molte e purtroppo quasi tutte in Italia) che hanno vissuto sulla "forma" più che sui contenuti, si trovano a combattere il digitale senza avere compreso come "disegnare" la nuova forma. O imparano a disegnarla, progettando magazine nati per il digitale, oppure hanno un'altra sola possibilità: quella di puntare sui contenuti di reale valore. Di questi tempi, per quanto difficile, sembra più facile la prima ;-)
ilpiac — 27 aprile 2011 10:27
Come dicevo commentando l'altro articolo, è questione di cultura. Qui, dal punto di vista editoriale, ne manca ancora un po'. Non si poteva pensare - come forse qualcuno ha invece fatto - che iPad (per citare il più diffuso) avrebbe risolto i problemi degli editori che dovevano semplicemente convertire in digitale le pubblicazioni cartacee. Parlo di magazine soprattutto. Chiaro che dopo avere speso fior di soldi per l'hardware io mi aspetti magazine creati ad hoc per sfruttare appieno il nuovo media e costi di acquisto sensati. Il che vuol dire investire per creare nuove riviste. Ad hoc. Fino a quando questo non verrà fatto penso sarà difficile avere migliaia e migliaia di lettori. Chiaro poi che il successo divendite di iPad e soci non possa implicitamente assicurare i lettori... Non è detto che tutti gli acquirenti di tablet siano interessati ai magazine. Anzi. Le ultime ricerche parlano di un uso prettamente ludico. Quindi? Quindi le nuove riviste digitali potrebbero/dovrebbero per esempio essere molto più ludiche, ma soprattutto molto più interattive di quel che forse ad oggi sono. Per altro questa ricerca sembra aprire un piccolo spiraglio: http://techcrunch.com/2011/04/26/google-survey-39-percent-of-smartphone-owners-use-their-device-in-the-bathroom/ Il 39% degli utenti smartphone li usa quando è in bagno. Una volta ci si portava il giornale. Forse il bagno può essere un buon grimaldello per aprire una strada alle pubblicaizoni digitali. Scherzo, ovviamente :-) E - tornando seri - come mai anche The Daily non sembra avere riscosso il successo che sperava l'editore? Problemi di design di prodotto o forse, anche qui, la base d'utenza non è ancora così ampia come si sperava per fare sì che anche dopo la suddivisione nelle diverse tipologie d'uso (chi ci gioca, chi ci scrive le email, chi ci legge i libri, chi ci legge le riviste etc) resta un pubblico sensatamente ampio per i miei magazine? Che le cifre di vendita dell'iPad siano eccellenti è palese, che siano già tali da creare una base d'utenza sufficientemente differenziata e ampia per ogni genere di prodotto non è, forse, ancora del tutto vero. Il New York Times ha ricevuto 100.000 sottoscrizioni dopo le prime settimane di introduzione del suo paywall online. Dunque non è vero che non esista più chi è disposto a pagare per leggere online.