Ebook in Giappone: i perché di un mercato in stallo
di Giovanna Sala
A Tokyo c’è un intero quartiere dedicato ai negozi di libri: Jinbocho, anche chiamato “Book Town“. Tra una rivisteria e una casa editrice, le mura esterne delle abitazioni sono ricoperte di libri e la gente si aggira curiosa alla ricerca forse non del bestseller, ma più probabilmente dell’edizione limitata, sicura che solo tra quelle mensole o quei piccoli negozi la si potrà trovare.
Sembra un paradosso, se pensiamo che al Giappone associamo più spesso un’immagine ipertecnologica e avveniristica. Eppure sembra sposarsi perfettamente con gli approfondimenti apparsi in questi giorni in Rete relativi al mercato degli ebook in questo Paese. I titoli in lingua giapponese disponibili in digitale sono solo trentamila e gli editori non hanno fatto nulla per spingere questo nuovo mercato.
I motivi? Il sempiterno timore che l’ebook cannibalizzi il libro cartaceo, ma anche che la distribuzione internazionale distrugga l’attuale sistema distributivo giapponese, retto su un delicato equilibrio tra azionisti e investitori provenienti direttamente dai consigli di amministrazione delle maggiori case editrici del Paese.
Non si vede al momento alcun interesse nello spingere il nuovo mercato con prezzi competitivi e una nuova mentalità imprenditoriale (eccetto i fumetti, vero core business di molti editori giapponesi), bensì un tentativo di mantenere questa struttura e di crearne, semmai, una ulteriore volta a fronteggiare l’avanzata di colossi come Amazon e il suo Kindle Store. Secondo alcuni, però, a fare la differenza potrebbe essere il self publishing.
E così le strade di Jinbocho non sembrano poi così fuori dal tempo…

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